I Vulcani Morti

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Stiamo ora attraversando i Vulcani Morti. Qui tutto è sterile e grigio. Ci sono enormi pezzi di Notte Cadente lungo la strada e sono alti quanto un cavallo, a volte di più. Intorno a noi tutti i vulcani sono silenziosi, come comuni montagne.

Sharel è molto malata. Alcuni dicono che la causa sia un rituale che è stato fatto su di lei dalle Donne Piuma, al Tempio Madre. Nootau non è d’accordo. Dice, anzi, che la cerimonia avrebbe dovuto aiutarla e che a quest’ora si sarebbe dovuta sentire bene. Non è così. Fatica a stare in piedi. L’ho vista scendere da cavallo e vomitare molte volte lungo la strada. Nessuno riesce a capire il suo improvviso malessere. Molto probabilmente ci accamperemo finché non si sarà rimessa.

La ragazza sembra stare meglio dopo il riposo e abbiamo ripreso la marcia.

Abbiamo sentito come un terremoto.

Vediamo avvicinarsi qualcosa. È un esercito.

Non sono umani e non sembrano avere intenzioni pacifiche.

Siamo stati attaccati. La situazione è grave. Gravissima.

Sono Metabelva.

E Sharel è scomparsa.

Sapapahi

 

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La capitale della Terra Madre è completamente distrutta. Non abbiamo ancora scoperto la causa, ma i segni sembrerebbero quelli di una battaglia.
Le Donne Piuma stanno accompagnando i Sette dentro quello che un tempo era il palazzo reale. L’esercito è rimasto all’esterno.

Guardandomi attorno vedo la forza negli occhi di queste persone, occhi di gente nobile e saggia. Gli abitanti di questa Terra sono conosciuti per la loro spiritualità complessa e di tipo sciamanico, una delle più antiche. La conoscenza e il potere sono in mano alle Donne Piuma, donne di guarigione caratterizzate da doni come la veggenza, la telepatia e molti altri. Cose inconcepibili per me.
Qui l’unica religione è la devozione nei confronti della natura, che loro rappresentano in forma di divinità dai tratti femminili.  La Dea è venerata in luoghi sotterranei, il più vicino possibile alla terra. Il più importante di questi luoghi è il Tempio Madre, di cui ho letto qualcosa anni fa, durante la più lunga Secca del Lago Grande.

Da quanto ho dedotto, la regina è stata rapita. Si parla di questo re venuto da lontano che sta cercando di usurpare il trono di Sapapahi. Sicuramente chiederanno il nostro aiuto per salvare la regina, o per lo meno trovarla.

La capitale si trova sul mare e, mentre loro sono al palazzo, alcuni di noi si sono concessi una pausa in riva al mare. Il paesaggio è strano: su questa piccola penisola su cui è stata costruita la città tutto è verde e rigoglioso, ma poco più in là, nell’entroterra, è tutto nero. In lontananza si vedono i vulcani eruttare senza sosta e si sentono i loro boati.

Mi chiedo chi sia questo misterioso re ladro e come abbia fatto a mettere in ginocchio un intero Paese. Dicono che la capitale sia l’unica città rimasta. Si parla già di una guerra. Dovremo affrontarlo nella speranza di essere almeno superiori di numero. Di certo Sharel sarà fondamentale. Tutti parlano già di lei come un’eroina, come se fosse protagonista di un’antica leggenda. I poteri che ha sono rari ai nostri giorni e sapere di averli anche a nostra disposizione ci tranquillizza e ci dà forza. Riusciremo sicuramente ad affrontare questo tiranno e a riportare Sapapahi e la Terra Madre al suo antico e mistico splendore.

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È la prima volta che vedo i vulcani. Siamo alla catena di vulcani attivi del Nainenuk, nella Terra Madre. Qui regna il nero della terra e il rosso della lava. Un paesaggio terribile, ma bellissimo.

Abbiamo attraversato ora il confine, che è nettissimo: alle nostre spalle colline verdeggianti e aria fresca, sotto i nostti piedi una vallata brulla, di fronte a noi i vulcani. Il frastuono che fanno è incredibile. Un continuo tuonare e ruggire e poi zampilli di lava e un fumo denso che riempie l’aria. L’imponenza di queste montagne di fuoco è schiacciante e cerchiamo di tenerci al centro della valle e sperare che non succeda nulla.

Adesso abbiamo Nainenuk a destra e le Valli a sinistra. Di fronte a noi troveremo il mare.

Durante il viaggio da Miokai a qui, riflettevo. Non abbiamo avuto quasi nessun contatto con gli abitanti. Come riusciuranno a fidarsi di noi se nemmeni li prendiamo in considerazione? Forse questo è solo un mio dubbio, ma se siamo qui per sconfiggere i tiranni, come possiamo basare il nostro giudizio solo sulle loro parole? Certo, Nootau, il Mietitore, ha un grande potere e questo ci aiuta molto; ma dove sta il potere del popolo? Dovrebbe essere il popolo a decidere, anche nel caso di un re giusto. Si può sempre migliorare.

Sentiamo già l’odore del mare, quasi impercettibile a causa del fumo delle eruzioni. Nootau è nella sua Terra e ci sta guidando sapientemente verso la capitale.

C’è un rumore, però, che non somiglia a quello di un vulcano in eruzione. E nemmeno a un temporale. Non capisco… la terra trema leggermente.

C’è qualcosa che non va…

Se credessi in qualche divinità… starei pregando…

Un altro…

Miokai

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Giunti nelle Valli Velati, siamo stati accolti da un’immensa e inaspettata pace. Questo luogo trasuda serenità, queste colline ci hanno fatto respirare di nuovo.

Miokai è la capitale di questo impero ed è sovrastata dal poderoso palazzo dell’imperatore di Yudai. A quanto raccontano è un uomo saldo, valoroso e saggio.

In questo luogo, a parte uno strano imprevisto accaduto in un valico, non abbiamo trovato difficoltà. La popolazione è schiva, ma innocua. Credo fermamente che ci sia del bene in questo mondo e le Valli Velate ne sono la prova. Gente dedita al lavoro, dotata di una sorprendente forza. Qui la spiritualità aleggia nell’aria come una nebbia sottile, rendendoci partecipi di una ritualità che va ben oltre la preghiera. Qui, ogni gesto quotidiano è sacro, dalla coltivazione del riso alla costruzione di case. Non esiste separazione.

A proposito dell’accaduto, devo assolutamente descrivere ciò che è successo. I rovi che costeggiavano il sentiero hanno preso fuoco all’improvviso, uno dopo l’altro. E’ stata Sharel. Lei ha visto tra le rocce i nostri assalitori e li ha distratti con il suo incredibile potere. Nonostante la magia non sia una novità per noi, è comunque qualcosa di raro, negli ultimi tempi. Alcuni non lo ritengono un aspetto positivo, soprattutto in un Predatore. Molti si oppongono a queste pratiche, quando un tempo erano ritenute preziose.

Ci allontaniamo da questa meravigliosa Terra pieni di speranza. Esiste ancora la bontà. Esiste ancora la lealtà. Esistono ancora imperatori giusti. Siamo qui anche per loro.

l’Isola

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Abbiamo raggiunto il Finto Fiume. Pensavamo fosse un miraggio, un’illusione della nostra mente stanca e confusa. Invece era lì, di fronte a noi, splendente e placido come un enorme serpente addormentato. Ad accoglierci, un pugno di paesini raggomitolati sulla sponda, chiari, ordinati e prosperi. I Guardiani, a guida dei dieci villaggi, ci hanno ospitato volentieri e hanno sostenuto la nostra causa, pur non avendo intenzione di parteciparvi, vista la serenità con cui vivevano lì da quando esisteva il Fiume. Vivevano di pesca, allevamento, ottimi commerci con tutti i Paesi e non se la sentivano di partecipare alla nostra guerra. Un buon segno. Da lì, abbiamo solcato le acque che dividono le Due Sorelle per raggiungere l’Isola.

In questo posto fuori dal tempo, cristallizzato in una cultura basata sul silenzio, a tratti interrotto solo dalla musica, abbiamo incontrato l’Artista, di cui nessuno sa nulla se non che per l’esercito è importantissima. Ella non ha parlato, come prevede l’uso del posto, ma solo donato delle pietre ai Sette che, a quanto pare, saranno loro utili in futuro. Non riesco a trovare a questo personaggio un ruolo preciso nel nostro esercito, forse per il suo fare misterioso e molto poco combattivo. Non vedo come una strega possa esserci utile, ma forse il pregiudizio che abbiamo nelle Lande non mi aiuta. Mi sembra solo una figura pittoresca, come quella degli Altissimi, un’immagine statica, un’icona, un’idea. Il popolo si affeziona a queste cose, le vede come dettagli che rendono tutto più importante.

Abbiamo partecipato a una loro celebrazione rituale e ci siamo divertiti. A me non sembra che il nostro percorso stia portando da qualche parte. I soldati non mi sembrano così pronti come lo sembravano a Migdal; si fanno distrarre da qualunque cosa, si legano ai luoghi e mai alle persone. SI fanno affascinare dalle tradizioni, dalle feste, dai paesaggi, ma non vedono le persone, coloro che veramente aspettano la nostra venuta.

I Sette, poi, non mi danno l’impressione di essere presenti a loro stessi. Rimuginano continuamente sul loro passato, sulla loro Terra. Non capiscono il valore di cui sono stati investiti e si limitano ad agire automaticamente, senza passione e iniziativa. Non sono tutti giovani come Sharel o Adranos e mi aspettavo che almeno i più maturi di loro capissero l’importanza di ciò che stiamo facendo e prendessero le redini, ma non osano.

Ora stiamo aspettando di salire sulle navi che ci porteranno nelle Valli Velate, la Terra di Taikan. Sto riflettendo molto in questi giorni, e scrivendo poco. Mi sono sentito catapultato anch’io in questa realtà senza nemmeno chiedermi se ne sarei stato all’altezza. Senza domandarmi onestamente se sarei stato capace di affrontare questa guerra. Nessuno si è posto questa domanda. Sono stati tutti reclutati senza resistenza, ma solo con l’intenzione di far parte di qualcosa di grande e memorabile. Ognuno a pensato a se stesso; a come sarebbe stato ricordato e idolatrato nel proprio Paese, dalla propria famiglia. Tutti si sono emozionati alla vista della propria armatura lucente, oppure di fronte ai volti estasiati degli abitanti di Darshan al loro passaggio, o ancora ascoltando i discorsi di ribellione, di ideali e di gloria.

Io stesso ho creduto di avere di fronte l’occasione della mia vita, l’opportunità di stravolgere la mia monotona esistenza e di fare qualcosa di grande, di essere soddisfatto ogni giorno delle mie azioni, delle mie piccole vittorie. Ho pensato a quanto sarebbero stati fieri i miei genitori sapendo cos’ero diventato e cosa avrei potuto fare per loro. Mi sono figurato nella mente il mio grande scopo, la mia rivincita e tutti noi lo abbiamo fatto. Nessuno ha pensato al vero motivo. Nessuno ha pensato al prossimo: e questo non ci rende Predatori. Questo non ci rende ribelli degni di questo nome. Questo non è bene.

Darshan

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Dopo la mia città natale, Darshan è il luogo più maestoso che esista. Una città all’apparenza ricca, popolosa e prospera, resa ancora più viva dagli abitanti e dai loro usi. Ma non è per visitarla che siamo qui. È la nostra prima tappa e tutti i nostri sforzi sono tesi a riportare l’ordine in questa città, la cui corte è corrotta a votata allo spreco e al caos.

Sharel sembra confusa. Dopo ciò che ha dovuto fare nella sala del trono, è comprensibile. I Sei sono impegnati nelle loro mansioni. Io faccio parte del distaccamento guidato da Furio, il Servitore. Il nostro compito è di ripristinare un governo che possa ricondurre il regno a una situazione di equilibrio e giustizia.

Per ora tutto procede per il meglio. Anche la popolazione sembra entusiasta e sollevata dopo il nostro arrivo, ci lodano e quasi ci venerano al nostro passaggio! Siamo ubriachi per le troppe grida di giubilo, i ringraziamenti, i doni. Tutti, però, abbiamo una strana sensazione: sta andando tutto troppo bene. Nessun intoppo. Nessuna esitazione. Qualcosa mi dice che ci stiamo illudendo e finiremo per ritrovarvi attaccati alle spalle mentre gi adagiamo sui morbidi cuscini della celebrità.

Devo assolutamente interrompere il resoconto per oggi. Si mette male. Siamo superiori di numero, ma il nemico è l’esercito più potente delle Due Sorelle. I Sette ci danno forza e sono in prima linea. Spero solo di essere ancora in grado di scrivere, domani.

La salvezza

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Ormai ho perso il conto. Non so più da quanto tempo camminiamo in questo deserto, bruciati dal sole e sfiniti dalla sete. C’è, però, una buona notizia: abbiamo incontrato una carovana che si sta dirigendo a Darshan e i nomadi sembrano propensi ad accompagnarci e a dividere con noi le loro provviste. Stanno allestendo una grande tenda sotto la quale ci hanno invitati a prendere un tè e a mangiare qualcosa, a parlare. Tutto ci sembra più semplice ora, anche se abbiamo dovuto mentire per conquistate la fiducia dei carovanieri. Se dovessero scoprirlo, ci abbandonerebbero qui a morire e non avrebbero tutti i torti. Per ora conversano tranquillamente con quelli di noi che provengono da questa aspra Terra, compresa Sharel.

È stata una bella riunione: abbiamo mangiato, scherzato e conversato allegramente fino a tarda notte, dimenticando per qualche istante le fatiche e gli stenti. Sono tutti molto cordiali. Ci sentiamo in colpa per aver mentito, spacciandoci per ciò che non siamo, ma dovevamo farlo. Se dovessimo rimanere bloccati qui, tutto ciò per cui stiamo lavorando andrebbe perduto! I Predatori svaniti nel nulla. Le loro promesse di libertà infrante, impostori! Così ci chiamerebbero. Così verremmo ricordati nella storia. Un’innocente menzogna salverà il nostro mondo, quindi siamo disposti a usarla.

Noto, tra una parola e l’altra, che il figlio del capo carovaniere non ha occhi che per Sharel: lei gli ha riferito di essere nativa di Darshan e lui ha subito cominciato un corteggiamento pacato ma costante. Lei sembra imbarazzata e la vedo voltarsi continuamente verso Nootau, che li osserva innervosito. Lo so che non dovrei scrivere queste frivolezze, ma sono proprio questi momenti quotidiani, semplici, che ci danno la forza per continuare. È la nostra umanità a tenerci in vita, a darci la spinta per lottare. Sembra quasi un insulto alla nostra missione pensare a un amante o a un corteggiatore, oppure ai propri amici che abbiamo lasciato a casa. Eppure, questo ci rende migliori. Questo ci rende veri ed è questo che la gente amerà di noi. Siamo persone comuni, con le nostre passioni, le nostre debolezze, i nostri pensieri che teniamo nascosti al mondo. Vedo Sharel sorridere, cosa che succede di rado, e questo mi consola. Sento la contagiosa risata di Babukar, il gigante nero. Noto con piacere la serenità sul volto Taikan, il guerriero di pietra. Adranos e Rocsvad, i due opposti, uno estroverso, l’altro riservato, conversano come vecchi amici. Ascolto incantato i racconti di Furio, abilissimo oratore. È tutto così conviviale e sereno che vorrei rimanere con questi nomadi e con questi compagni per sempre. Sono proprio questi sentimenti di amicizia e rispetto, nati in momenti così sereni, che ci terranno uniti nella nostra battaglia.